Il Weightlifting

Il sollevamento pesi (Weightlifting)
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Il sollevamento pesi è una specialità dell'atletica pesante che consiste nel sollevare, con entrambe le mani, un bilanciere cui sono aggiunti dischi di peso variabile. Quello  maschile è disciplina olimpica fin dalla prima edizione (1896); le gare femminili sono state ammesse invece solo a Sydney (2000). Le elevatissime forze sviluppate in tempi estremamente ridotti rendono questa disciplina ascrivibile agli sport di potenza, nei quali la prestazione è sostenuta in modo prevalente da fonti energetiche anaerobiche alattacide. Sono previsti due esercizi diversi: lo strappo, in cui si solleva il bilanciere fin sopra alla testa con un gesto unico, e lo slancio, in cui si porta l'attrezzo fino alle spalle e poi si distendono le braccia [4]. Fino al 1972 il sollevamento pesi aveva poi una terza specialità: la distensione lenta. La prima fase era identica alla girata dello slancio e in seguito una seconda fase, la spinta effettuata solo con la forza delle braccia. Questo esercizio portava a sollevare pesi minori rispetto allo slancio; venne eliminato a causa dei problemi vertebrali causati agli atleti che, per far più chilogrammi, cercavano di “sporcare” la corretta esecuzione. Gli atleti sono divisi per categorie di peso corporeo e la classifica è basata sul peso massimo sollevato durante le 3 prove disponibili per due esercizi tecnici.
Data la forza esplosiva richiesta in termini di potenza muscolare, spesso questi sollevamenti sono impiegati per l'allenamento di atleti di altre discipline sportive, le quali richiedono azioni esplosive, come lanciare (lancio del peso e del martello) oppure saltare (pallavolo e salto in alto).
Le difficoltà più importanti che si riscontrano durante gli allenamenti sono dovute al fatto che non basta incrementare la forza con esercizi complementari o con pesi inferiori e “alto” numero di ripetizioni, bisogna invece ricercare l'adattamento diretto del corpo al peso e la necessità di controllare il coordinamento tridimensionale del movimento durante l'esecuzione degli esercizi. Non sempre infatti avere come potenziale un peso significa riuscire a sollevarlo davvero. Bisogna abituarsi ad esso e abituarsi a controllarlo durante il movimento. Va sottolineato, inoltre, che l'esercizio con peso libero non risulta mai un esercizio isotonico (con tensione muscolare costante). Infatti, mentre il peso sollevato è costante, la forza applicata lo è molto raramente, dato che l'azione di sollevamento comporta movimento e accelerazione. Questa condizione offre il vantaggio di costituire un esercizio dinamico in cui la tensione muscolare generata e la corrispondente forza sollevante sono continuamente adeguate con accelerazioni di vario grado. La seconda legge del moto di Newton applicata ai sollevamenti a peso libero rapporta la forza di sollevamento verticale (F) al peso sollevato (w) e al prodotto della massa (m) e dell'accelerazione (a), secondo la seguente equazione F = w + ma. Anche se la forza è per qualche momento costante, la tensione muscolare che la genera varia per il continuo cambiamento del braccio di leva dei differenti segmenti articolari e delle caratteristiche di tensione-lunghezza del muscolo.
Comunemente si tende a pensare ai pesisti come atleti fortissimi, grossi e scoordinati che senza alcuna tecnica sollevano pesi enormi; non è così!
Questi atleti infatti insieme ai loro allenatori passano ore e ore a rivedere, correggere e “sentire” il gesto tramite l’ausilio di strumenti tecnici.
Nei laboratori di ricerca o durante studi sul campo sono comunemente utilizzate:


  • l'analisi cinematografica di sequenze ad alta velocità,
  • l'elettromiografia e le misure con piattaforma dinamometrica. [5]

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